riforma pensioni

Le novità della riforma Pensioni

Al centro dell’acceso dibattito politico e sociale, la questione previdenziale sarà sulla scena della querelle infinita anche per tutto il 2016, anno decisivo per gli urgenti cambiamenti al sistema previdenziale ancora sentiti poco incisivi rispetto alla flessibilità auspicata dalle forze sociali più volte scese in campo. L’obiettivo delle tre sigle sindacali è ottenere la svolta necessaria alla realizzazione di uno dei temi centrali dell’epoca, ovvero la distinzione tra la spesa assistenziale e quella previdenziale, una sovrapposizione che ancora confonde e rende opaca la definizione degli impegni di spesa.

Per il momento il governo Renzi ha accantonato il problema dei lavoratori precoci: attesa la ‘Quota 41’ per risolvere la controversia sociale della legge Fornero. A spingere verso una necessaria svolta i sindacati che, nel corso di tre manifestazioni – a Milano, Bari e Firenze – hanno lanciato un messaggio chiaro sull’urgenza di riformare la previdenza. Il motivo è evidente e risiede nella richiesta di una maggiore giustizia sociale alla luce delle diversità esistenti fra le tipologie di lavori e gli stessi lavoratori.

riforma pensioniSul fronte della riforma pensioni, il governo Renzi si apre al confronto con le forze sociali che spingono per attuare modifiche importanti su alcuni dei capitoli della storia “stretta” di Fornero. Ma il 2016 sarà l’anno decisivo sul fronte della maggiore flessibilità in uscita, tema caro ai pensionati e a chi ne sostiene la polemica contro la legge dell’ex ministra del Lavoro.

Dal 2016, intanto, entrano in vigore i nuovi requisiti per andare in pensione, e la novità riguarda proprio lo scatto dei quattro mesi che, in vista delle aumentate aspettative di vita così come da attuale legge previdenziale, trattiene sia uomini che donne a lavorare quattro mesi in più prima di poter accedere al pensionamento.

Novità importanti rispetto al passato per quanto riguarda, invece, altri tre paragrafi della riforma pensioni: esodati, opzione donna (che consente alle lavoratrici italiane di mettersi a riposo con 57-58 anni di età e 35 anni di contributi, seppure con penalizzazioni sull’assegno) e l’ampliamento della ‘no tax area’ per i pensionati meno ricchi.

Partiamo dalla questione degli esodati, quelle migliaia di lavoratori anziani che nel 2011, prima della riforma previdenziale dell’ex-ministra Fornero, firmarono un accordo con la propria azienda per entrare in mobilità o iniziarono a versare i contributi in vista della pensione. Per questa categoria di “pensionandi”, la riforma Fornero si è rivelata una “bufala”, perché ha spostato in avanti l’età del pensionamento, impedendo di fatto a questi lavoratori di potersi ritirare  esponendoli al rischio di restare senza reddito, senza stipendio e senza diritto alla pensione.

La Legge di Stabilità del governo Renzi vuole tutelare una parte, la settima, dell’esercito di esodati, dopo le 6 dei precedenti esecutivi guidati da Monti e Letta. In questa settima tranche dovrebbero rientrare circa 26.300 persone, più altre 5mila già salvaguardate in precedenza e in attesa di coperture finanziarie per le tutele. Insomma nel 2016 oltre 31mila italiani possono accedere alla pensione con le norme esistenti prima della riforma Fornero.

L’altra novità importante della manovra economica del governo Renzi riguarda l’Opzione Donna, che consente alle lavoratrici italiane di andare in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni di età (58 per le libere professioniste), subendo tuttavia delle penalizzazioni sull’assegno maturato. L’Opzione Donna era stata lasciata in sospeso per un incastro sulla legge, che dava l’opportunità di pensionamento anticipato solo a chi avrebbe maturato gli opportuni requisiti entro il 31 dicembre 2014, termine prorogato da Renzi al 31 dicembre 2015. Chi compie 57 anni dopo questa data, stando a quanto appreso, non potrà più ritirarsi dal lavoro.

Un’altra novità introdotta dal governo Renzi è quella del ‘part-time agevolato’ per chi è prossimo alla pensione.

Un legge pensata per i lavoratori più anziani che vogliono mettersi parzialmente a riposo prima dei 66 anni e 7 mesi, ovvero prima dell’età del pensionamento deciso dalla legge Fornero. Un orario part-time che permette di potersi ritirare a riposo per mezza giornata, ma senza perdere nulla sui contributi versati e con uno stipendio non molto ridotto, rispetto a quello ordinario. Le novità sono destinate ai lavoratori dipendenti delle aziende private (non agli autonomi né agli impiegati pubblici) che maturano il diritto alla pensione nei prossimi tre anni, con le regole della Riforma Fornero.

Il part-time agevolato, prima della pensione non è un diritto del lavoratore ma sarà sempre subordinato a un accordo scritto tra il dipendente e l’azienda.

Con un emendamento della Commissione Bilancio della Camera alla Legge di Stabilità, l’incremento della no tax area per i pensionati parte dal 2016.

In pratica, i pensionati over 75 con redditi sotto gli 8mila euro saranno esentati dal pagamento delle tasse. L’anticipo viene finanziato con 146,5 milioni nel 2016 e 43 milioni sul 2017. Le risorse vengono prese da una riduzione del Fondo sociale per l’occupazione e la formazione. Un’altra proposta di modifica approvata dalla commissione Bilancio prevede però che a coprire questa uscita si provveda anche con i due terzi delle maggiori entrate previste dalle nuove modalità di pagamento del canone Rai.

Sempre sul fronte pensioni, un’altra novità importante della riforma pensioni, introdotta dalla Legge di Stabilità, è quella che prevede l’inserimento di una norma che protegge gli assegni (evitandone la temuta riduzione) da ogni eventuale inflazione negativa o deflazione.

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