recupero credito iter e legge

Recupero del credito, l’iter e le formule previste dalla legge

recupero credito iter e legge
Foto da us.123rf.com

Cosa fare per rientrare in possesso di un credito? Quali strumenti mette a disposizione la legge italiana a tutela di coloro che vogliono recuperare quanto gli spetta? Come comportarsi quando il debitore non vuole pagare?

Domande che molti si pongono, spaventati dalle lungaggini burocratiche della giustizia nostrana. In realtà la normativa del settore prevede una serie di azioni con cui è possibile risolvere la controversia evitando la via giudiziaria ordinaria. Molto dipende dalla natura del credito, dal suo importo e da quali e quante ‘prove’ il creditore ha a sostegno della sua richiesta.

Vediamo passo per passo tutte le casistiche e i relativi procedimenti per recuperare un credito ‘sofferente’.

  1. Messa in mora
    La messa in mora è la prima “azione” legale da mettere in atto quando i tentativi amichevoli di recuperare il credito non sono andati a buon fine. Consiste in un avvertimento scritto – da recapitare al debitore tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o Posta elettronica certificata – per sollecitare il pagamento entro e non oltre una certa data. Di fondamentale importanza inserire nel testo della comunicazione un chiaro riferimento a successive azioni legali per tutelare le proprie ragioni nel caso in cui la tempistica indicata per saldare il debito (di solito tra i 7 e i 15 giorni) non fosse rispettata.
  2. Precetto di pagamento tramite assegno o cambiale
    Nel caso in cui il creditore abbia in mano un titolo di credito – come una cambiale o un assegno bancario – firmato dal debitore, può recuperare il credito tramite un atto di precetto di pagamento. Il precetto è un avvertimento con cui – dieci giorni dopo la notifica – è possibile procedere direttamente con il pignoramento. Cambiali e assegni sono considerati documenti immediatamente esecutivi, ma attenzione: l’assegno è esecutivo per 6 mesi dopo la sua emissione, la cambiale per 3 anni. Trascorsi questi termini, il creditore non potrà più notificare direttamente il precetto ma dovrà prima richiedere (e ottenere) un decreto ingiuntivo.
  3. Decreto ingiuntivo
    Quando non è in possesso di un assegno, di una cambiale o di una precedente sentenza (che equivale anch’essa a un titolo esecutivo), o quando la messa in mora non ha avuto riscontro positivo, o più semplicemente per far valere un contratto o una promessa di pagamento scritta, il creditore può presentare presso il tribunale il ricorso per decreto ingiuntivo. Si tratta di un ordine di pagamento, generalmente eseguibile senza bisogno di intraprendere un’azione giudiziaria ordinaria. Si può richiedere un decreto ingiuntivo solo se in possesso di una prova scritta, come un accordo privato, un telegramma, una fattura o estratto di scrittura contabile, che certifichi il credito. Se il credito è inferiore a 5 mila euro, il ricorso dev’essere presentato al giudice di pace competente sul territorio.

Se viene emesso un decreto ingiuntivo, il creditore – tramite il suo legale – deve notificarlo al debitore entro 60 giorni, pena la sua perdita di efficacia. Il debitore, dal canto suo, può opporsi al decreto entro 40 giorni dalla notifica. Il tribunale, esaminate le ‘prove’, potrà accogliere le richieste di una delle due parti oppure richiedere un’integrazione documentale.

Nel caso in cui, al contrario, il debitore non si opponga al decreto entro i 40 giorni canonici ma continui a non saldare il debito, è diritto del creditore chiedere al giudice di apporre al decreto la formula esecutiva, la quale potrà anche sfociare nel pignoramento.

Quando le procedure elencate sopra non sono perseguibili, è inevitabile ricorrere ad un procedimento ordinario, affinché il tribunale accerti e quantifichi l’esistenza del credito. L’alternativa è affidarsi a una società specializzata nel recupero del credito: può essere una buona soluzione per delegare tutta la trafila del recupero, risparmiando tempo e risorse. L’approccio delle società più strutturate e affidabili – cioè quelle che vantano un team di consulenti, mediatori, legali ed esattori per gestire tutte le fasi del procedimento – è sempre volto – finché le circostanze lo permettono – ad una risoluzione stragiudiziale, amichevole e consensuale della controversia.

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