riforma delle pensioni

Inizia l’iter per la riforma delle pensioni

Importanti novità e alcune buone notizie sono in arrivo per i pensionati italiani. Nei giorni scorsi è infatti stato raggiunto un primo accordo tra Governo e sindacati, sotto forma di verbale condiviso, sul pacchetto di interventi da attuare per chi già è in pensione e per chi dovrà andarci.

Il lavoro non di certo ancora finito e continuano le trattative per definire le platee a cui riconoscere i benefici, ma gli argomenti trattati sono tra i più significativi e sussistono interessanti margini d’azione per gli incontri che si terranno nei prossimi giorni.

Ma cos’è che cambierà fin da subito, o meglio a partire dalla prossima Legge di Stabilità? Principalmente si tratta delle misure inserite nella cosiddetta Fase 1 e riguardano: l’anticipo pensionistico (APE), l’aumento della quattordicesima per le pensioni minime, il cumulo dei contributi, i precoci e i lavori usuranti. Ma andiamo con ordine e analizziamo questi interventi nel dettaglio.

L’APE, che consentirà di uscire dal mondo del lavoro volontariamente a 63 anni, verrà provato inizialmente in maniera sperimentale per 2 anni e assumerà la forma di un prestito pensionistico che il lavoratore incasserà dall’INPS e che dovrà rendere in 20 anni nel momento in cui matura la pensione.

L’anticipo sarà a carico del datore di lavoro nel caso di ristrutturazione aziendale, oppure a carico dello Stato per quanto riguarda i lavoratori in difficoltà (disoccupati, chi ha svolto lavori usuranti, chi ha problemi di salute o familiari disabili).

Per quanto riguarda la Quattordicesima, verrà erogata ai pensionati fino a 2 volte il minimo (ossia circa 1.000 euro al mese), contro l’1,5 di oggi (750 euro al mese).

Innalzata, già dalla prossima legge di Bilancio, anche la no tax area, che in questo modo arriverà a 8.125 euro per i pensionati con più di 75 anni di età. Stesse tempistiche per la possibilità di applicare il cumulo per raggiungere la pensione anticipata, calcolando anche il riscatto della laurea.

Per coloro che hanno almeno 12 mesi di contributi versati prima del compimento del 19esimo anno di età e svolgono attività gravose, viene concessa inoltre la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, senza alcuna penalità per chi decide di ritirarsi dal lavoro prima dei 62 anni.

Previsto anche l’anticipo di 12 o 18 mesi sull’attuale età pensionabile per i soggetti che hanno svolto lavori usuranti per almeno 7 anni nel corso degli ultimi 10 di vita lavorativa, o viceversa per la metà degli anni dell’intera vita lavorativa.

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