Giustizia italiana, lo spauracchio degli investitori esteri

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Dimezzando i tempi dei processi raddoppierebbero i capitali stranieri in entrata

Raddoppiare gli investimenti stranieri in Italia? Basterebbe ridurre i tempi della giustizia nei processi di natura civile e commerciale. È quanto emerge dall’indagine del Centro Studi ImpresaLavoro, che ha analizzato le ricadute delle lungaggini burocratiche e giudiziarie sull’economia del paese.

Lo studio ha evidenziato che dimezzando le tempistiche dei processi, gli investimenti esteri subirebbero una bella impennata. Non solo: anche il tasso di disoccupazione diminuirebbe. A trarne giovamento anche il sistema creditizio, a tutto vantaggio di piccole e medie imprese.

In media, sono 532 i giorni necessari per arrivare ad una sentenza di primo grado in Italia. Il doppio rispetto alla media europea.

Se ad essere analizzate sono poi le tempistiche relative al secondo e al terzo grado di giudizio, i tempi sono da capogiro: 3 anni e 3 mesi. Non è un caso che anche in Italia stia facendo breccia l’assicurazione Tutela legale, uno strumento – già ampiamente diffuso in altri paesi – che consente a persone e imprese di cautelarsi dai contenziosi che possono capitare nella vita di tutti i giorni, a maggior ragione considerando i costi a cui si andrebbe incontro per sostenere una causa civile.

Traducendo in cifre i dati dell’indagine, risulta che riducendo della metà i tempi della giustizia, gli investimenti esteri – che oggi rappresentano lo 0,72% del Pil, e corrispondono sia all’acquisizione di imprese italiane da parte di soggetti stranieri, sia all’apertura in Italia di filiali – aumenterebbero da un minimo di 10,8 ad un massimo di 14,1 miliardi di euro all’anno.